DOPPIA INTERVISTA ALLO STESSO PRODUTTORE (PARTE 1)

Che poi è una produttrice che vuole restare anonima. E vabbè, pazienza. Le abbiamo però chiesto di sottoporsi a un esperimento: rispondere alla stessa domanda due volte, la prima volta da sobria, permettendole di darci delle risposte calcolate e paracule (RISP. 1), la seconda dopo essersi bevuta un bel bicchierone d’acqua e GBH (RISP. 2). GBH, la cosiddetta droga dello stupro, da oggi simpaticamente ribattezzabile come Droga del Produttore Naive. Non ci ricordiamo se ci abbia detto sì o no (anche noi sotto effetto di GBH) ma alla fine la doppia intervista l’abbiamo portata a casa e dunque sticazzi. Pronti? Via.

PERCHÉ DA QUALCHE ANNO NON LAVORI PIÙ?

RISP. 1: A dire il vero non lo so. Ho presentato diversi progetti negli ultimi tre anni, mi dicevano fino allo sviluppo editoriale e poi al momento di firmare il contratto di attivazione si inventavano qualche scusa o intoppo. Ultimamente mi davano appuntamenti alle sette di mattina in bar del centro che poi annullavano regolarmente alle 6.45 trovando le scuse più stronze, tipo mal di testa a grappolo, neanche dovessimo fare sesso. Uno dei gesti di potere più perverso è quello di annullare le riunioni ogni volta e ogni volta non stabilirne un’altra in sostituzione. Così ti obbligano a elemosinare.

RISP. 2: Quando lavoravo alla grande mi sono permessa di trattare male una persona. Allora non contava niente, poi però è cresciuta, diventata potente, se l’è legata al dito e si è messa in testa di farmela pagare. Potrebbe scendere Gesù Cristo in doppio petto Armani e profumato Acqua di Parma: niente. Non cambierebbe niente…

COME SI COSTRUISCE UNA FICTION DI SUCCESSO?

RISP. 1: Di successo non so, io sono stata abituata a fare le cose per conto mio, seguendo il mio istinto. Innanzitutto mi piaceva firmare le mie serie con un da un’idea di, forse un vezzo, chissà. E poi attori di livello, sceneggiatura a prova di bomba, regista scelto con cura. Al montaggio cerco di non entrare mai se non alla fine, ho notato che si crea un clima migliore quando fai sentire chi lavora per te libero di esprimersi al massimo.

RISP. 2: Oddio, non saprei da dove iniziare. Diciamo che il successo è una questione di culo. E se lo becchi poi cerchi di ripeterlo senza cambiare una virgola. Se invece sbagli la prima stagione di una serie sono cazzi, tale e tanta è l’approssimazione che nessuno sa veramente dove o perché si è sbagliato, per non parlare del ruolo del caso. Gli attori non li ho mai scelti io, capitava una zoccoletta che si credeva Marylin Monroe (cit! ndr) o un disperato che doveva per forza lavorare in nome di un’antica amicizia coi soliti noti. Cominciavo a scegliere dai ruoli minori, quelli che hanno battute che non aggiungono e tolgono niente alla serie. Occorre sperare nel Dio dell’audience. La sceneggiatura? Ma non ne parliamo neanche, a furia di riunioni con editor, direttori di rete, capi struttura, direttori e direttori megagalattici alla fine quei poveracci degli sceneggiatori si vedevano trasformato un camionista tatuato e alcolizzato in un autista del pullman degli scolaretti, un padre omosessuale con pulsioni pedofile in un sacerdote di provincia con l’hobby del fantacalcio e un cardinale che ruba i soldi ai bambini malati per ristrutturarsi l’attico con una ragazza che rimane incinta senza sapere se si tratta del fidanzato o di un errore medico. Il mio tocco personale lo davo in fase di montaggio, quando mi sottoponevano la prima versione del montato: «Ma questa è una merda clamorosa!» urlavo. Anche se non era vero… Oddio, non che capitasse che mi piacesse chissà quanto, ma perché in fondo quel poveraccio di montatore mica poteva trasformare l’acqua in vino! Però lo dicevo lo stesso, per sfogare tutte le rosicate accumulate durante la filiera di produzione. Alla fine il nostro è un lavoro che si regge su due principali direttrici: mentine e gaviscon. Il secondo contro la gastrite da frustrazione, le prime per correggere l’alito fetente a furia di leccare lati B. Meno male che almeno firmavo le serie scrivendo da un’idea di così almeno dopo la messa in onda un po’ di soldi attraverso i diritti d’autore li riprendevo: fai conto la parcella annuale dell’analista. Euro più, euro meno…

(CONTINUA…)

 

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